FOIBE,COMMEMORAZIONI, E BORIS PAHOR

 

 

Il 26 Agosto 2014 Boris Pahor ha compiuto 101 anni.

E’ doveroso ricordarlo, quando si riserva a Trieste ormai soltanto la “memoria” delle cosiddette vittime delle foibe, attribuendone la responsabilità non solo ai comunisti ma genericamente a tutta la comunità slovena ignorando le vittime degli irredentisti italiani prima e delle squadracce fasciste poi.

Questo perché il centenario scrittore sloveno di nazionalità italiana mantiene ancora viva questa “memoria” da quando nel 1920, a sette anni, assistette all’incendio della Narodni Dom, sede delle organizzazioni slovene a Trieste ed alla devastazione di altre istituzioni di questa comunità.

Si è dovuto attendere il 1945 per rivederle di nuovo ricostruite dalle forze di liberazione jugoslave, come appresi personalmente dal compagno Franc Stoka già commissario politico del X Corpus di partigiani sloveni e successivamente Commissario per circa un anno per la provincia triestina.

E’ per fedeltà e coerenza con la sua memoria che rifiutò l’onorificenza che gli voleva conferire il Comune di Trieste, poiché nelle motivazioni erano ricordate solo le “sofferenze durante l’occupazione nazista” ignorando quelle subite ad opera dei criminali fascisti.

Dobbiamo ricordare che dopo l’armistizio del 1943 Pahor combatté nelle formazioni partigiane del Litorale e catturato dai tedeschi fu deportato nei lager di Dachau e Bergen-Belsen.

Queste esperienze lo segnarono per  tutta la via e affiorano spesso nei suoi romanzi “L’incendio del porto”, “La città del golfo”, “Necropolis” ed altri.

Per i valori della Resistenza, ignorati dalla giunta triestina, è stato invece insignito dell’onorificenza della Legion d’Onore in Francia.

In una intervista a una rivista italiana in occasione del suo centunesimo compleanno, Pahor così descrisse quello che lui considera un meraviglioso naufragio: “I fascisti mi hanno impedito di essere sloveno, i nazisti mi hanno condotto in un campo di concentramento, la malattia mi ha confinato in un sanatorio francese, l’anno scorso ho avuto un infarto …”. Sono le parole di “un magnifico incrocio di scrittore triesino e sloveno” come lo ha definito Claudio Magris.

Non avremmo potuto più augurargli lo scorso 26 Agosto “cento di questi giorni”, ormai felicemente superati, ma come omaggio raccomandiamo ai soci del nostro Circolo Culturale e ai nostri simpatizzanti, di tenere viva la sua storia.

E’ da segnalare che i diari di Pahor sono in parte contenuti nel libro a cura di Tatjana Rojk “Così ho vissuto. Biografia di un secolo”, pubblicato lo scorso anno dall’Editore Bompiani.

 

Sergio Guerrieri

Circolo Culturale Proletario di Genova

 

Ottobre 2014